La fine del mondo

La fine del mondo

Parlando del vino: ogni annata (per noi artigiani NON industriali) è diversa. Proprio perché, come si diceva in uno scritto precedente, ogni anno la natura mette in campo diversi suoi comportamenti

Beh, non solo ogni annata è diversa.

È anche irripetibile.

E se alcune si assomigliano leggermente, facendo cioè prevalere i caratteri simili su quelli differenti, altre sono assolutamente diverse da tutte. Uniche.

È il caso del 2012, del Primalaterra 2012.

Quando stavo pensando all’etichetta, avevo pensato di mettere un sottotitolo: “la fine del mondo”.

Un gioco, perché era appunto l’anno della fine del mondo. Poi ho lasciato perdere perché preferisco le etichette scarne.

Il caso ha voluto che fosse, si, un’annata particolare, bollente e siccitosa, ma anche che nella mia vigna lo fosse ancora di più.

Uve poche, quasi appassite sulla pianta. Zuccheri a muri’, concentrazioni estreme.

Se fosse musica, sarebbe stato hard funk, duro e dolcissimo. Tipo i Parliament di George Clinton con il brano Tear the roof off the sucker (Give up the funk). Un auto? Mercedes 250 degli anni 70. Una donna? La Loren.

Può ricordare tante cose (leggetevi il bellissimo articolo a proposito di questo vino scritto da Antonio Prinzi sul blog di Pignataro). Ma non è questo il punto.

Il fatto è che sta finendo. Cioè: fortunatamente piace, e lo vendo. Ma lo vedo piano piano scomparire e penso a qundo rimarrà l’ultimo cartone, l’ultima bottiglia…. Dopo, finito.

Ma finito PER SEMPRE. Cioè, non è come un disco, che lo ristampiamo, lo copiamo, in qualche modo lo potremo risentire, ri-produrre. No, qui non c’è la riproducibilità dell’arte. No, qui quando è finito, è FINITO, e resta solo il ricordo…..

Cazzarola!