Uvapunk

Uvapunk

 

Vini naturali, biodinamici, artigianali, di vignaioli? Una risposta fisiologica agli eccessi dell’industria.

Industria che ormai ha trovato il modo di fare ogni anno, a qualsiasi latitudine, lo stesso, identico vino. Con conseguente rottura di palle di parecchi bevitori e produttori appassionati.

È un po’ come il 77, quando l’onda punk arrivò fresca e rigeneratrice sulla scena musicale.

E non parlo solo di Clash e Sex Pistols, gustose e affascinanti punte dell’iceberg sfruttate o addirittura inventate dall’industria stessa, ma di tutto quel fermento sotterraneo che permise a migliaia di persone di costruire e condividere spazi di autonomia, creatività e confusione ripartendo dal basso, dalla chitarra e dalla batteria.

Adesso, il vino forse sta attraversando la sua prima vera e propria rivoluzione, ripartendo dalla terra, dall’uva e dalle fermentazioni spontanee.

Godiamocela questa rivoluzione, perché fra qualche anno qualche vino “naturale” dominerà il mercato…

Allora bisognerà farsi qualche altra domanda.

E stonare di nuovo un po’.